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I PARADISI FISCALI

I “Paradisi Fiscali” non sono tutti uguali non si devono confondere con le “Zone Franche” ed è forse anche il caso di dire che non esistono più.

Non perchè non applichino più agevolazioni, benefici o addirittura esenzioni fiscali a coloro che si stabiliscono nel loro territorio, o anche solo trasferiscono soldi, beni e ricchezze, bensí perché la “famosa” Black List dei Paesi che non si adeguano agli standard fiscali internazionali già quasi non esiste più.

Anche l’Italia, Paese che più di ogni altro ha fatto della fiscalità la sua unica ragione di esistere, ha abolito a partire da questo anno 2016 la lista dei Paradisi Fiscali, notizia che è passata inosservata e solo pochi periodici hanno pubblicato ( wallstreetitalia ).

Imprese e privati italiani potranno così liberamente commerciare con società che offrono regime fiscali vantaggiosi, con la possibilità di scaricare dalla dichiarazione dei redditi le spese effettuate senza bisogno di una giustificazione.

Ma come si riconosce un “Paradiso Fiscale“?

L’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) ha stabilito cinque criteri : 1) imposizione fiscale bassa

o prossima allo zero; 2) tassazione con ampia disparità tra i redditi generati all’interno o all’esterno; 3) assenza di trasparenza delle transazioni effettuate; 4) mancanza di scambio d’informazioni con altri paesi; 5) elevata capacità di attrarre società aventi come unico scopo quello di occultare movimenti di capitale anche in assenza di effettiva attività economica ivi svolta.
La sicurezza poi è un altro fattore chiave tra i vantaggi offerti dai “Paradisi Fiscali“. I conti bancari in alcuni casi sono inaccessibili.
Va infine detto che la maggior parte di queste nazioni sono caratterizzate da una situazione politica molto stabile e quindi decisamente apprezzabile.

LA LISTA NERA

(stati o territori che non si sono impegnati a rispettare gli standard internazionali)

LA LISTA GRIGIO CHIARA

(stati o territori che si sono impegnati a rispettare gli standard internazionali ma che ancora non hanno procedure conformi a questi standard)

Come si vede la maggior parte dei Paesi e dei Territori considerati “Paradisi Fiscali” si incontra in America Centrale e molti sono Stati-Isole. Molti sono del Commonwealth ed alcuni anche dipendenze o regioni più o meno autonome di Paesi aderenti all’Unione Europea e tutti possono vantare partners economici di grande peso fra le Nazioni che hanno determinato e continuano a determinare gli standard fiscali a livello internazionale.

Si rileva anche che in tre Stati  dell’Ocse: l’Austria, il Lussemburgo – questi due peraltro facenti anche parte dell’Unione Europea – e la Svizzera permangono significative restrizioni all’accesso alle informazioni  bancarie  da  parte delle autorità fiscali.

 

Per concludere questa è la graduatoria stilata in relazione alla “convenienza” prendendo in esame : 1) l’imposizione fiscale per attività locali, 2) l’imposizione fiscale per attività offshore, 3) la legislazione locale, 4) la burocrazia, 5) la trasparenza fiscale, 6) il segreto bancario, 7) la facilità di collocare una impresa nel luogo, 8) la facilità di ottenere la residenza ed eventualmente la seconda cittadinanza, 9) le possibilitá di fare business, 10) la sicurezza, ed infine, cosa che non guasta, 11) la qualità della vita nel luogo.

Ai primi posti si collocano senza ombra di dubbio alcune Isole dei Caraibi e precisamente : le Isole Cayman, Le Bahamas e St. Vicent e Grenadine, seguite a ruota da BahreinSt. Kitts and Nevis grazie a legislazioni locali che garantiscono privacy e segretezza finanziaria elevata.

ISOLE CAYMAN
(WEB Governo)

Sono un territorio britannico facente parte del Commonwealth ubicato al nordest di Jamaica, fra Cuba e la costa dell Honduras, nel mar del Caribe.
Hanno una superficie di 242 Km quadrati e poco più di 60.000 abitanti, principalmente meticci e discendenti di africani.
Capitale è George Town.

Per legge non esistono tasse sui proventi finanziari e qui i Fondi e le Banche, grazie alla Mutual Funds Law del 2003, “prosperano” in un mercato deregolamentato.
È un Paese ricco, ha un regime fiscale estremamente vantaggioso e può vantare partner commerciali quali USA, Regno Unito, Antille Olandesi, Trinidad e Tobago, Giappone.
Le Cayman sono note per lo scandalo Enron, e il crollo della Parmalat.
Nell’arcipelago sono presenti più di 50.000 società offshore registrate, di 850 tra banche e compagnie fiduciarie , e tra queste vi si sono stabiliti 40 dei 50 più importanti gruppi bancari del mondo.

ISOLE BAHAMAS
(WEB Governo)

Territorio Dipendente dalla Corona Britannica facente parte del Commonwealth.
91 Km quadrati di lusso con Capitale Nassau che in alcuni casi viene a ragione considerata la Montecarlo del Caribe.

700 isole e 2500 isolotti abitati da 12.000 persone principalmente europei e pochi indigeni, sono le Isole “top” dell’America Centrale.

Molte Banche Internazionali, Fondi di Investimento e Hedge Fund

hanno sede qui per l’ottimo trattamento fiscale a cui vengono assoggettati. Con importi relativamente modesti è possibile costituire Fondi che possono godere del fatto di essere riconosciuti internazionalmente.

Diventate una celebre meta per il ricco turismo da tutto il mondo, sono anche uno dei più accoglienti paradisi fiscali esistenti, dove non ci sono imposte sul reddito personale e sulle plusvalenze e non esistono tasse di successione.

ST. VICENT E GRENADINE
(WEB Governo)

Stato indipendente facente parte del Commonwealth situato al nord del Venezuela e della isola di Granada nella catena delle Antille Minori nel mar dei Caraibi.

Occupa un territorio di 389 km quadrati di cui l’isola di St. Vicent costituisce quasi il 90 %. Abitanti 110.000 con  Capitale Kingstown.

Il Paese è molto stabile e riesce a garantire la privacy per ciò che

riguarda cariche e azioni societarie e gestione dei conti correnti, pur senza l’uso di servizi fiduciari.

Il regime fiscale inoltre è quello tipico dei “Paradisi Fiscali” che non prevede imposte per operazioni commerciali concluse in altre nazioni.